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“Uno in più con noi” LE COVER.


Soprattutto negli anni Sessanta, e poi anche oltre, molti cantanti italiani portarono al successo canzoni riprendendone la musica da altrettanti brani americani o inglesi ma con testo italiano Parliamo delle cover e dei loro originali.







Silvia: Claudio, com'è nata e cioè a quando risale questa scelta, e perché invece questi cantanti non si limitavano a riproporre la versione originale?

Claudio: Aggiungo innanzitutto che furono fatte cover anche da pezzi francesi. Si iniziò questa usanza negli anni 50, a ricorrere ad un uso più frequente del fenomeno delle cover. Le case discografiche si resero conto che c'erano moltissimi bei successi e che spesso il pubblico li disdegnasse in quanto non comprendeva le parole, quindi era portato ad ascoltare maggiormente canzoni in italiano Ancora oggi alcuni ragionano in questo modo, quindi pensa un po' come poteva essere all'epoca.


Silvia: Claudio iniziamo allora questo viaggio nelle Cover, dal tuo racconto sul primo pezzo originale.

Claudio: Era il 1966 e “Solitary Man” figurava sul primo LP di Neil Diamond. Il testo è rappresentato allo stesso modo nella cover italiana. Solo pochi anni fa Neil Diamond confidò che soltanto molti anni dopo varie sedute di psicoterapia si era reso conto che in effetti in questa canzone aveva parlato di sé stesso e neanche lui se n'era mai accorto. Quasi tutte le canzoni del cantautore americano sono autobiografiche. Diamond ha affermato che per scrivere questo brano si ispirò a Michelle dei Beatles.


Silvia: Ma quali erano i caratteri distintivi delle cover ovvero cos’è che le resero proprio così popolari?

Claudio: A prima vista si potrebbe pensare ai testi, più innovativi, ma non è così. Il vero patrimonio delle cover era che se scelte bene ci si poteva affidare ad una musica di altissimo livello, scritta da autori affermatissimi e molto collaudati. Inoltre, se erano stati dei successi all'estero molto probabilmente lo sarebbero potuti diventare anche in Italia. Il testo in italiano poi favoriva molto la diffusione del brano: all'epoca erano pochissimi quelli che conoscevano l'inglese e di certo non c'era la voglia di cercare traduzioni.


Silvia: Quali erano i rapporti tra gli autori originali e loro colleghi italiani? C’era rivalità oppure collaborazione oppure magari queste doppie versioni la forzavano la visibilità di entrambi?

Claudio: Credo che sia tutto molto più semplice di tutto questo. Se la professionalità dell’artista italiano era già di un certo livello, magari desiderava lui stesso scambiare due parole con gli esecutori originali. Ad esempio, quando Ricky Gianco quando incise 2 cover dei Beatles si recò lui stesso in Inghilterra per incontrarli e parlare con loro. Non credo che ci fosse rivalità, ed in generale spesso all'estero neanche sapevano che in Italia qualcuno aveva inciso una propria canzone. Comunque la doppia versione favoriva soprattutto in Italia per il brano originali la conoscenza da parte del pubblico.


Silvia: Parliamo ora della cover italiana di “Solitary man” che è “Se perdo anche te” di Gianni Morandi.

Claudio: Sì, Morandi la usò come lato B del 45 giri che comprendeva sul lato principale “C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” Certamente molto del successo di questo disco va proprio a questa cover del pezzo di Neil Diamond. Fu un grande successo, spalmato in 2 anni. Pensate che questo 45 giri risulta 42esimo posto dei dischi più venduti del 66 e addirittura al 22esimo posto in quelli del 1967. Quindi se “C'era un ragazzo ..” pur essendo un capolavoro di Mauro Lusini non era esattamente una canzone adatta per Morandi, questa canzone invece era proprio come fosse un vestito cucito su di lui da un salto affermatissimo.


Silvia: Parliamo ora di un altro caso famoso di cover. Claudio, chi erano i Troggs?

Claudio: partiamo ancora dal 1966 forse l'anno più fulgido sicuramente musicalmente di tutta la decade. I Troggs erano inglesi e venivano da Andover. Si caratterizzarono subito per una musica grezza ed aggressiva, molto vicino alle sonorità Mods, che si intravedevano anche nell'aspetto esteriore dei ragazzi del gruppo. La mente del gruppo era il cantante Reg Presley che era anche l'autore delle canzoni. “With a girl like you”, il brano che ascolterete, era un brano irresistibile da ballare, e divenne un grande hit non sono in UK ma un po' in tutto il mondo.

Silvia: In Italia le versioni cover erano spesso più conosciute delle versioni originali perché erano ovviamente più facili da diffondere. Ma ci sono stati dei casi di cover italiane che anche all'estero ebbero più successo della versione originale?

Claudio: Credo di no. Solo in alcuni casi sporadici all'estero veniva pubblicato un disco in italiano frutto di una cover, a parte nelle zone con un nutrito numero di italiani all'estero. Negli Stati Uniti ad esempio, nel tempo si sono ritrovati dei dischi italiani cioè proprio stampato in Italia, da parte di collezionisti quando andavano negli States cercavano negozi che potevano avere ancora delle copie. Attenzione, non erano stampe straniere del disco ma direttamente stampa italiane esportate dall'Italia per essere vendute all'estero.



Silvia: Passiamo alla versione italiana che da come mi accennavi ha una storia molto particolare

Claudio: Vero, ha una storia molto particolare. La incisero addirittura in due, I Nomadi e Sonia e le sorelle, col titolo di “Un riparo per noi”. La cosa curiosa è che entrambi i dischi dei due gruppi italiani furono ben presto ritirati dal mercato poichè andarono nei negozi con la citazione di autori italiani ovvero Pontiac (pseudonimo di Mansueto De Ponti) e Toni Verona. Fu quindi un vero e proprio plagio visto che il vero creatore originale dei Troggs non veniva per niente citato tra gli autori sulla label del disco. Come se non bastasse, il testo italiano parlava di pioggia radioattiva, un argomento sicuramente poco digerito dei dirigenti Rai che avrebbero dovuto concedere l’idoneità alla programmazione del brano. In poche parole, dischi ritirati dal mercato e grande delusione, la gente nei negozi chiedeva il disco e non lo trovava. I Nomadi, che erano il gruppo più importante, si affrettarono a ripubblicare il singolo, che sul lato principale aveva “Noi non ci saremo” con un nuovo retro intitolato “Spegni quella luce” quindi esistono questi due 45 giri dei Nomadi con la stessa copertina ma con retro diverso. Ovviamente il primo quello con il lato B sequestrato è il più raro dei due.


Silvia: Fantastico! Fantastici anche gli artisti che ci presenti oggi, e che questa settimana si aggiungono in questa nostra rubrica e che saranno “Uno in più con noi”, appunto.

Claudio, cosa hanno proprio questi artisti e queste canzoni che proponiamo oggi per rappresentare un po' per tutti questo fenomeno delle cover?

Claudio: Non sono scelte simbolo, ma alcuni fra tantissimi. Spero di poter andare andare avanti del tempo a fare queste trasmissioni perché sulle cover ci potremmo ritornare spessissimo, perché le cover sono state talmente tante. Pensa che il mio libro “Ma che cover abbiamo noi” ne comprende oltre 3600, quindi la scelta potrebbe essere vastissima, si potrebbe andare avanti per tutta la vita di questo argomento.


Silvia: Allora questo fenomeno è stato una cosa grandiosa, nato ed esploso proprio nel decennio del boom degli anni 60 e poi continuato nei decenni successivi e continua tutt'ora. Potremmo dire che la sua portata è stata anche maggiore, ha avuto un ruolo proprio nel cambio dei suoni degli stili musicali tipico del beat?

Claudio: Effettivamente il fenomeno delle cover è esploso nel periodo del boom degli anni ’60 e non è mai stato superato. Confermo quello che dici tu, l’importazione di canzoni, di sonorità nuove e all'avanguardia ha contribuito a produrre nuovi stili musicali, nuovi testi e nuove concezioni musicali, ovvero ha abituato la gente a sentire qualche cosa di nuovo. Tutto il rock n' roll prima, negli anni 50 e poi Bob Dylan e i Beatles soprattutto hanno portato una ventata innovativa di proporzioni gigantesche.


Silvia: Allora con il brano dei Nomadi ti salutiamo Claudio, e a tutti diamo appuntamento a una prossima puntata di “Uno in più con noi”

Claudio: Ed io vi saluto con il mio “Buona musica a tutti!”


Intervista by Silvia Tamburriello con Claudio Scarpa.

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