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Un successo la 46° edizione del Festival della Valle d’Itria

(Martina Franca, 14 luglio-2 agosto 2020)



Un paesaggio fiabesco si spalanca agli occhi di chi percorre le contrade della Valle d’Itria, depressione carsica compresa tra le province di Bari, Brindisi e Taranto: nuclei isolati di boschi di quercia interrompono il susseguirsi di uliveti centenari e vigne, delimitati da muretti a secco e punteggiati dalle tipiche costruzioni a forma di cono, i trulli. Modificatosi nei secoli ma rimasto quasi totalmente indenne da pesanti sconvolgimenti urbanistici, il paesaggio ha tramandato una realtà unica al mondo, disseminata di quelle architetture spontanee. Materia prima è la morbida pietra locale usata per le costruzioni a secco, che emerge bianca ed abbondante dissodando una terra rossa e ‘grassa’, in totale contrasto cromatico.


Cuore della Valle d’Itria (il cui nome, pare, sia di origine bizantina e connesso alla Madonna di Odegitria, dal greco ‘ colei che mostra il cammino’) è Martina Franca il cui centro storico, affacciato su uno dei punti panoramici più belli della Valle, è un caratteristico intrico di linde viuzze lastricate a ‘ chianche’, slarghi improvvisi, chiese barocche e palazzi nobiliari dai balconi di ferro battuto fioriti.


Nel 1975, in questo angolo di paradiso, un gruppo di uomini colti e intraprendenti - tra cui  Paolo Grassi, al tempo sovrintendente del Teatro alla Scala- decise ambiziosamente di fondare uno dei festival più rinomati d’Italia, volto a valorizzare un repertorio operistico meno noto, se non completamente dimenticato: le sue produzioni si sono sempre caratterizzate dall’autenticità dei testi (spesso rappresentati in versione integrale) ed il rispetto dei tipi vocali, fedeli agli spartiti ed alle interpretazioni originali. Dal 1975 sono state presentate al Festival oltre cento opere e la rassegna ha ottenuto per nove volte l’ambito riconoscimento del ‘Premio Abbiati’ dall’Associazione Nazionale critici Musicali.


Grazie al contributo di personalità del calibro del musicologo Rodolfo Celletti (direttore artistico dal 1980 al 1993), la cittadina di Martina Franca è divenuta in brevissimo tempo tappa obbligatoria per i più celebri artisti lirici e per un pubblico competente e affezionato, da quasi mezzo secolo riuniti nel segno del belcanto.


Rinviate a causa dell’emergenza sanitaria alcune importanti produzioni ( La rappresaglia di Mercadante,  Gli amanti sposi di Wolf-Ferrari,  Leonora di Paër e l’intermezzo di Piccinni  Il perucchiere), il direttore artistico Alberto Triola ha coraggiosamente rimodulato il cartellone, garantendo eccellenza musicale e respiro internazionale fra sperimentazioni e rarità, oltre a coinvolgere in un progetto di ampio respiro il teatro di prosa, nel solco identitario tracciato dallo stesso Grassi.


La 46 a edizione del Festival -promosso dalla Fondazione che del sovrintendente milanese porta il nome e presieduta attualmente da Franco Punzi- ha segnato il ritorno di Richard Strauss, dopo la messa in scena della sua versione dell’ Idomeneo di Mozart (2006), della versione francese della sua Salomè (2007) e della versione riorchestrata della Iphigenie auf Tauris di Gluck (2009).


Il borghese gentiluomo, la commedia di Molière ripensata come monologo, con le musiche di scena di Strauss (versione del 1912) ha aperto il Festival il 14 luglio scorso nell’atrio del Palazzo Ducale: il giovane Michele Spotti (fra i più brillanti direttori della nuova generazione), sul podio dell’Orchestra del Teatro ‘Petruzzelli ‘di Bari, ha illuminato una partitura dalla magnetica vivacità e frizzante ironia (repliche il 21, 25 luglio, 1° agosto).



L’allestimento in scena è stato curato dal regista pugliese Walter Pagliaro che ha firmato altresì Arianna a Nasso   (19, 22, 26 luglio e 2 agosto) , opera storicamente legata alla prima e come l’altra  nata  dalla collaborazione di Strauss con il poeta e drammaturgo Hugo von Hofmannsthal, il più famoso librettista dell’epoca.


Le due opere costituivano parti di un medesimo spettacolo, presentato per la prima volta nel 1912 al Königliches Hoftheater di Stoccarda con la compagnia di Max Reinhardt e la direzione dello stesso Compositore. Incentrata sul  parvenu Monsieur Jourdain, la commedia di Molière doveva concludersi con la rappresentazione di un’opera di una trentina di minuti, invece che con l’originale  divertissement turchesco musicato da Jean-Baptiste  Lully : una riproposizione della storia della principessa di Creta abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso, commentata ironicamente da attori della Commedia dell’Arte. 


Arianna a Nasso conobbe successive stesure ma il Festival ne ripropone quella della  première (il 19, 22, 26 luglio e 2 agosto). La versione in italiano del libretto, (originariamente scritto da Hugo von Hofmannsthal) è stata curata dal noto critico musicale Quirino Principe. Dirige la prestigiosa Orchestra barese Fabio Luisi, direttore musicale della manifestazione  (attualmente direttore principale della ‘Danish National Symphony Orchestra’, della ‘Opernhaus Zürich’ e direttore musicale del Maggio Fiorentino).


Attorno al tema di Arianna, oscillando fra mondo barocco e recupero della cultura classica, si è sviluppata una serie di altri appuntamenti musicali e approfondimenti culturali, tra cui i concerti nel Palazzo Ducale, nel chiostro ‘San Domenico’ e quelli nelle più belle masserie della zona.


Una cornice suggestiva per una rassegna preziosa.


by Paola Cecchini

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