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Renato Cesarini by Fiorenzo Santini.

Quando dai il tuo nome ad un pezzetto di tempo (il quale è solo di Dio, dice la Bibbia), qualcosa di buono nella vita hai fatto.” A. Baricco




Questa è la frase riportata nella targa commemorativa, apposta presso il monumento a lui dedicato, per il cinquantesimo anniversario della morte di Renato Cesarini. Cesarini nacque nella frazione di San Silvestro di Senigallia e crebbe a Buenos Aires, dopo l’emigrazione della famiglia avvenuta nel 1908. La famiglia partì dall’altra frazione di Senigallia , Castellaro, dove in occasione del centenario della nascita fu eretto il suddetto monumento in suo onore opera dello scultore Romolo Augusto Schiavoni.

Partirono per Genova e si imbarcarono sulla nave Mendoza con in valigia solo dell’aglio ed un rosario. Si stabilirono nel difficile quartiere Palermo di Buenos Aires. Renato Cesarini fece lì un'infinità di mestieri: calzolaio come il padre, acrobata circense, suonatore, ballerino, pugile. Ad un certo punto si innamorò del calcio ed iniziò la sua carriera in Argentina nel Chacarita Juniors (la squadra del quartiere con il più grande cimitero di Baires con la squadra detta dei funebreros). Poi sulla scia del grande Mumo Orsi nel 1929 approdò alla Juventus dove rimase fino al 1935; in cinque anni vinse cinque campionati, collezionando 158 presenze con 55 reti. Dopo aver giocato in precedenza 2 partite (con 1 rete) nella Nazionale argentina, come oriundo giocò 11 partite (con 3 reti) nella Nazionale italiana. Proprio con l’Italia, segnando un goal al novantesimo il 13 dicembre 1931 contro l’Ungheria (e ne segnò altri tre nei campionati 1931, 1932 e 1933), i cronisti (in particolare il grande Eugenio Danese) iniziarono a parlare di “zona Cesarini” indicando le reti segnate negli ultimi minuti; per questo è rimasto per sempre nell’immaginario collettivo e nella storia del calcio e questa accezione è finita anche sullo Zingarelli e regolarmente usata nella vita comune. Inoltre proprio il segnare negli ultimi minuti rappresenta in pieno lo spirito dei marchigiani lavoratori costanti, tenaci e sempre pronti (come lui) a dare l’animo all’ultimo. Tornato in Argentina giocò nel grande River Plate vincendo due campionati (1936 e 1937).



Terminata la carriera di giocatore, iniziò quella di allenatore. Allenò tra l’altro il River Plate (la célebre Máquina, vincendo il campionato del 1945 e scoprendo in seguito nelle giovanili Omar Sívori), il Boca Juniors ed il Banfield. Ricordando le sue umili origini e avendo fatto mille mestieri (perciò per lui tutti i giocatori dovevano saper fare tutti i ruoli) proprio nel River fu il precursore del calcio totale lo stesso calcio che poi fece grande la meravigliosa "Holanda di Cruyff" Tornato in Italia, allenò il Pordenone, la Juventus come Direttore tecnico (vincendo la Coppa Italia 1958/59 e la Coppa Italia ed il Campionato 1959/60) ed il Napoli. Nel 1967/68 fu selezionatore anche della Nazionale argentina ed è sua la celebre frase:”Io non ho mai letto un libro di calcio ma se me li portate tutti, vi correggo gli errori”. Fu un giocatore (poi allenatore)di altissimo livello ma ebbe anche una vita stravagante, gaudente e di altissimo livello proprio come quella nel calcio. Ballerino di tango, vestiva benissimo, portava al guinzaglio una scimmia, amava fare scherzi e goliardie; in età avanzata con l’attrice Yuki Nambà ma non ebbe figlie e considerò Omar Sivori quasi un suo vero figlio. A Rosario c’è poi una squadra di calcio addirittura intestata a suo nome. Come soprannomi ebbe “la Bibbia del calcio”, “il Cè”, “el Tano” (come vengono chiamati tutti gli italiani in Argentina come se tutti fossero Napoletani); morì a soli 63 anni a Buenos Aires in seguito ad un intervento chirurgico e le sue ceneri riposano proprio nel cimitero di Chacarita.



Renato Cesarini rimase sempre legatissimo alle sue origini, tornò più volte a Senigallia a trovare i suo amatissimi parenti. La famiglia Cesarini fa parte di quei circa duecentomila italiani (su circa settecentomila sparsi per tutto il mondo). Questi lasciarono in un secolo le Marche per la terra promessa Argentina nei tre grandi flussi migratori (metà-fine ottocento, primo ventennio del novecento ed infine dopo la seconda guerra mondiale); tant’è che è difficile trovare oggi un marchigiano che non abbia, direttamente o indirettamente, parenti laggiù. Si può calcolare che i marchigiani di orgine oggi siano abbondantemente oltre il milione; basti pensare ai soli grandi calciatori (ma anche atleti di altri sport) con origine marchigiana: Leo Messi (forse il più grande calciatore di tutti i tempi) di avi recanatesi, i C.T. Menotti, Sampaoli e Scaloni, il grande presidente del Boca Daniel Angelici di padre cuprense, Scocco, Camoranesi, Sensini, Coloccini, Pesaola, Massei, Osvaldo, Bizzarri, Fanesi, Ruggeri, D’Alessandro, Talamonti, Falcioni nonché il rugbista Dominguez, Fangio (uno dei più grandi piloti di tutti i tempi di origine abruzzese ma con un ramo familiare anche Potenza Picena), la tennista Sabatini (anche lei potentina, città che vanta circa quindicimila iscritti all’Aire, praticamente la stessa popolazione attualmente residente), il pallavolista Castellani e i cestisti Sconocchini e Ginobili (forse il cestista non americano più grande di sempre). Dulcis in fundo, fino a poco fa, la vicepresidente della Repubblica Gabriela Michetti. Argentina che, a tal proposito, Churchill definì magistralmente:” Un paese all’inglese, abitato da italiani che stranamente parlano spagnolo”. Non tutte le vite dei nostro corregionali furono però meravigliose anzi molte furono struggenti con distacchi mai ricomposti per l’intera vita, lacrime, miseria ed emarginazione sempre affrontati con forza e dignità. La cerimonia infine è stata bellissima baciata anche da un sole generoso per questi periodo. Erano presenti il sindaco Mangialardi, gli organizzatori Dott. Fiorenzo Santini (rappresentante dell’Associazione Muse di Camerano e sociologo dell’emigrazione) e Marco Cimarelli del Ristorante Seta, tutte le Associazioni delle frazioni di zona di Senigallia,il parroco ed in rappresentanza della cugina di Renato Flora (recentemente scomparsa ed a cui è dedicata la cerimonia) la nipote di Cesarini, Fiorella Frattesi col nipotino Marco Zanetti. Quest’ultimo calciatore negli esordienti del Marzocca Calcio e speriamo che, con cotanto DNA, riesca a ricalcarne un po’ le orme.


by Dott. Fiorenzo Santini.

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