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Parlare delle Marche in basco



Anche quest’anno come nel 2019 ho l’onore di commentare il Giro d’Italia per la televisione basca Eitb. È un’esperienza da un lato molto divertente e dall’altra, ho scoperto, altamente responsabilizzante.


Divertente, sì, perché il mio apporto non è tecnico (per quello ci sono gli altri tre commentatori, tre fuoriclasse, ma ci torneremo dopo), bensì di colore: il mio lavoro, infatti, è di raccontare le storie delle zone in cui passano le tappe, a volte anche utilizzando parole italiane, naturalmente, ma che piacciono molto sui social network, dove il programma è seguitissimo e dove riceve parecchi commenti.


Il lato responsabilizzante, ma questo non è che lo sapessi prima di iniziare questa esperienza, è che come mi è stato detto un anno fa al termine del commento del Giro, “sono stato un esempio”. Per chi? Per tutti quelli che hanno “paura” di esprimersi in basco pur sapendolo. Io, infatti, commento in euskera, una delle lingue più difficili che mi sia capitato di incontrare, pur parlando io molto bene almeno tre lingue straniere (inglese, francese e spagnolo) e maluccio una quarta (il tedesco).


Un esempio, addirittura? Oddio, quando ho sentito quelle parole ho avuto una specie di brivido lungo la schiena, ma nulla in confronto a quello che mi è capitato quest’anno, dopo la prima tappa del Giro: su Twitter, infatti, sono diventato una sorta di trending topic (e badate che io non ho Twitter e mai lo avrò) perché, appunto, molta gente rivedendo, anzi riascoltandomi, a parlare nel mio basco basico e molto italiano, fatto di gesticolamenti vari, si è scagliata contro chi, nei Paesi Baschi, vorrebbe aspirare a professioni di prestigio senza sapere la lingua locale. Una lingua che qua è importantissimo sapere non solo per motivi lavorativi, ma proprio sociali e culturali, a prescindere da ogni simpatia per separatismo/nazionalismo. “Se un italiano riesce a parlare un euskera più che decente, e in televisione, perché non può farlo un medico?”, sono arrivato a leggere, in mezzo ai tanti complimenti che mi facevano.


Venendo al programma, come anticipato, il mio ruolo è quello di gregario dei miei “tre capitani”, come li chiamo io. In ordine di anzianità, eccoli: c’è Fermin, che è la voce principale, il più impegnato al commento sia della tappa che dello “studio” prima e dopo la corsa: è una vera enciclopedia, per ciascun corridore ha una sorta di archivio digitale che consulta al momento opportuno, una roba mai vista. Grande appassionato, pratica ancora sport a livello amatoriale pur avendo 60 anni, ciclismo ma anche corsa: con lui, che potrebbe essere mio padre per età, si è creato un rapporto buonissimo fin da subito, visto che adora l’Italia in ogni sua sfaccettatura e ogni anno, quando può, va con la famiglia sulle Dolomiti. L’unica cosa che non sopporta è l’alcol, e infatti regolarmente se c’è da parlare di vini italiani o liquori parte uno sketch tra di noi dove lo sfotto un po’. Il suo tono squillante scandisce ogni pedalata del gruppo.

In realtà anche gli altri due commentatori del programma adorano l’Italia. Xabier, per esempio, che della tv basca è forse il volto più conosciuto in assoluto, visto che presenta il telegiornale dell’ora di pranzo; lui è stato un ciclista professionista prima di finire “al tappeto” per via di un problema cardiaco. Nulla di grave, ma la sua carriera è cambiata ed è diventato giornalista. Ha una voce molto soave, che andrebbe benissimo anche alla radio: io lo chiamo “Obi Wan Kenobi” perché riesce a fare mille cose contemporaneamente, tipo un Maestro Jedi di “Guerre Stellari, finisce il tg ed è già pronto a parlare del Giro, poi riprende, va a casa, torna indietro il giorno dopo, ha una memoria sempre sul ciclismo enciclopedico, come Fermin. Diciamo che è il secondo violino del programma, ma di qualità altissima. L’anno scorso, visto che conosce bene l’Italia (anche lui bazzica le Dolomiti quando può), abbiamo intonato un giorno, durante una tappa un po’ noiosa, “Azzurro” di Adriano Celentano.


Il terzo violino, se possiamo chiamarlo così, è Alfonso. È il terzo non per conoscenze della materia, anzi, anche lui è un’enciclopedia, solo che rispetto agli altri due è sempre comparso meno sullo schermo, è il classico redattore poco appariscente, ma non per questo non importante. Tuttavia è una persona squisita, un’altra memoria storica assurda. Durante la tappa il suo apporto è fondamentale perché guarda su internet ciò che non si vede sullo schermo e lo comunica in diretta, tipo i distacchi dei ritardatari o i tweet delle varie squadre.


Credo che siamo un gruppo molto ben affiatato, ciascuno rispetta i suoi ruoli e abbiamo raggiunto un’ottima intesa, nessuno parla sopra l’altro e in più il programma è apprezzato perché prima e dopo la tappa ci sono approfondimenti e racconti interessanti, grazie agli ospiti che vengono invitati (ex ciclisti, allenatori, preparatori, meccanici). Io sono la parte di colore, e in proporzione rispetto agli altri parlo pochissimo, ma va benissimo così ed è giustissimo, perché i baschi vogliono vedere la tappa e ascoltare i pareri degli esperti che commentano e non dell’italiano che parlerà anche bene in euskera, ma fa più presenza scenica, comunque fondamentale nei momenti di stanca che ci sono in tutte le tappe. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, l’audience è eccellente ed è un grande risultato per chi per primo ha creduto in un programma così, il caporedattore dello sport sulla tv basca Eitb, Joseba. Un ragazzo che ha 34 anni ma che si muove come un “adulto”, e ha già una grande esperienza. Mi guida e mi consiglia, cercando sempre di migliorare il prodotto, e ci sta riuscendo.


Tanto l’anno scorso come quest’anno il Giro passa nelle Marche, nel 2019 un arrivo a Pesaro, mentre stavolta la partenza da Porto Sant’Elpidio nella tappa che terminerà a Rimini. Parlare di Rossini, entrare in scena canticchiando “Largo al factotum”, quest’anno a raccontare senza dubbio le eccellenze del settore calzaturiero: ancora una volta cercherò di dare del mio meglio, con la mia coppola in testa. Viva l’Italia, viva la grande festa del Giro d’Italia.


by Alessandro Ruta.


https://www.eitb.eus/es/deportes/ciclismo/giro-de-italia/

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