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Nel 1858, in un piccolo paese nacque un bambino che Giovanni e Serafina chiamarono Simone...



Prima dell’unificazione, denominata Il Risorgimento, che indicativamente ebbe luogo nel

1861, l’odierno territorio italiano era diviso: al nord, una serie di piccoli Stati sovrani; al centro, lo Stato Pontificio; e tutto il sud conformava il Regno delle Due Sicilie, governato dai Borboni. Nel 1858, in un piccolo paese della provincia di Terra di Lavoro, proprio nel Regno delle Due Sicilie, nacque un bambino che Giovanni e Serafina chiamarono Simone.


Su Simone sappiamo poco: fece una lunga strada, forse a Napoli, forse a Genova, i porti più importanti d’Italia. Penso che avrà camminato tanto con una piccola valigia, una borsa di tessuto sporco, immagino che avrà guardato il paesino per l'ultima volta. Chi sa se avrà sentito la nostalgia, la paura di salutare gli amici sapendo che non li avrebbe mai rivisti. Simone salì su una nave che lo portò in un Paese lontanissimo. Avrà saputo dove andava? Avrà mai visto una mappa, nel suo paesino? Nel 1886 sposò Filomena Cappello, in una chiesa di un quartiere popolare, in quel Paese lontano. Nello stesso anno, dicono i censimenti registrati su quei libri di copertine rigide, con i lacci, faceva il giornalaio ed era analfabeta. Qualcuno ha visto una sua foto: pare che sia stato magro e bruno, e che portasse i baffi alla moda. Simone morì nel 1911.



Simone e Filomena fecero vari figli. Uno di loro, Rafael, visse poco tempo: morì giovane, ma fu sufficiente per fare una figlia. E quella figlia, dall'esatto momento in cui sono nato, è mia nonna. Dopo aver fatto questa appassionante ricerca, perché mia nonna non sapeva un bel niente, sono andato a Piedimonte Matese, il piccolo paese di Giovanni, Serafina e Simone.



Ci tengo tanto a ringraziare molto specialmente  Luigi Di Lorenzo , il sindaco, che dopo la sua giornata di lavoro ha avuto la deferenza di raccontarmi molte storie di Piedimonte, nonché di portarmi nella strada di Santa Lucia, dove nacque mio avo. Nell'emozione, ho immaginato un piccolissimo Simone che parlava solo dialetto, che forse giocava con un cane o una pecora, che guardava suo padre, sicuramente un contadino e con uno sguardo duro, come sarà stata dura la vita per loro. Io, che ho imparato molto sulle partenze, penso alla partenza di Simone, a quella sorta di seme che attraversa quattro generazioni e colgo io, che ho scelto di studiare a Roma e che, prima di andarmene, ho voluto chiudere il cerchio.


Ce l'abbiamo fatta, caro Simone.





by Nicolás Fuster.

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