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Lucrezia Borgia? Mai vista così!

La bella e corrotta Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI e sorella di Cesare, il famoso Valentino a cui Machiavelli si ispirò per il suo ‘Principe’, era un soggetto troppo congeniale a certa ‘morbosa’ sensibilità romantica perché non fosse sfruttato.

Victor Hugo - che con Le Roi s’amuse (da cui venne tratto il verdiano Rigoletto aveva già voluto ‘nobilitare’ la deformità fisica e morale di Triboulet per mezzo dell’affetto paterno - tentò un analogo procedimento con Lucrezia scrivendo nel 1832 un dramma basato liberamente sulla sua vita che andò in scena a Parigi al Téâtre de la Port -Saint Martin il 2 febbraio 1833.

Felice Romani (che compose dal 1813 al 1855 i libretti per i più famosi musicisti dell’epoca) ne raccolse prontamente la drammaturgia rivoluzionaria (l’immoralità della protagonista riscattata dal senso materno) e vi si ispirò per la stesura del libretto dell’opera omonima che Gaetano Donizetti (1797-1848) musicò nello stesso anno: un indiscutibile tuffo nel gusto romantico dell’epoca ed un’anticipazione di quasi vent’anni rispetto al Rigoletto di Verdi.

Il 1833 -indubbiamente un anno importante per il musicista bergamasco -segnò un forte legame con la storia di Ferrara: Gaetano musicò e portò al debutto ben tre opere consecutive, dedicate alle vicende della Casa d’Este che della città emiliana aveva avuto per secoli la signoria: Parisina (nella stagione di Quaresima della ‘Pergola’ di Firenze), Torquato Tasso (a fine estate presso il ‘ Valle’ di Roma) e Lucrezia Borgia (il 26 dicembre alla Scala di Milano).

Tra i compositori teatrali, Donizetti fu uno dei primi ad attingere al filone medievale italiano e quello che sicuramente l’ha coltivato con maggior determinazione. Ne trattano infatti ben 7 titoli, tutti concentrati negli Anni Trenta: Imelda de’ Lambertazzi (Napoli 1830), Buondelmonte (Napoli 1834), Marino Faliero (Parigi 1835), Pia de’ Tolomei (Venezia 1837), oltre al su-citato trittico estense del 1833.

Nel caso di Lucrezia Borgia, va segnalato un altro record: era la prima volta che un testo teatrale di Hugo, contestatissimo autore, veniva usato come base per un melodramma italiano.



La prima rappresentazione dell'opera inaugurò la stagione di Carnevale del alla Scala con un cast diretto da Eugenio Cavallini che racchiudeva Henriette Méric-Lalande nei panni della protagonista, Marietta Brambilla, Francesco Pedrazzi e Luciano Mariani.

Molte le contestazioni e le censure: era indubbiamente un’eroina troppo ‘demoniaca’ e poco si conciliava con le figure femminili del melodramma italiano dell’epoca, tendenzialmente angelicate e sempre idealizzate.

Quando il 27 ottobre 1840 l'opera fu rappresentata a Parigi presso il Théâtre des Italiens con Giulia Grisi, Giovanni Matteo De Candia e Antonio Tamburini, Hugo si oppose all'utilizzo del titolo originale e ottenne un'ingiunzione contro ulteriori rappresentazioni. Il libretto venne quindi prontamente riscritto e reintitolato La Rinnegata per il 31 ottobre successivo con i personaggi italiani cambiati in turchi.

Per Lucrezia, Donizetti scrisse addirittura due finali differenti che oggi vengono spesso eseguiti entrambi: uno è l'aria del tenore ‘Madre se ognor lontano’ e l'altro la cabaletta di Lucrezia ‘Era desso il figlio mio’, che richiede al soprano un'ottima coloratura.

L’opera ha debuttato il 22 novembre scorso al Teatro Sociale di Bergamo (repliche 24 e 30 novembre 2019) nell’ambito del Festival Donizetti Opera 2019 in una messa in scena basata sulla nuova edizione a cura di Roger Parker e Rosie Ward.



Lo spettacolo è apparso al pubblico simile ad un thriller musicale dalle tinte scure (solo Lucrezia veste una tunica color oro). Molta la carne sul fuoco: il veleno (forse la famosa cantarella del cui uso i Borgia erano molto abili?), le aggressioni, le passioni esasperate, le feste dannate nei palazzi nobiliari, un figlio ritrovato, Gennaro (interpretato da Xabier Anduaga, felice scoperta dello scorso anno, ascoltato nei panni di Leicester in ‘Il castello di Kenilworth’), la gelosia del marito don Alfonso d’Este (a cui da voce Marko Mimica), che non accetta la maternità nascosta di Lucrezia, tanto da crederla amante di figlio.

Il regista Andrea Bernard racconta la storia ruotando attorno alla maternità negata e al legame con un figlio che la donna non ha potuto crescere, e che ritrova adolescente:

Indago l’umanità della donna. Lucrezia cerca la salvezza del figlio in una società maschilista, con gente becera e animalesca, che non le permette di essere madre’.

Faccio fatica a mantenere la lucidità emotiva e vocale per arrivare alla fine : in questi anni ho tanto aspettato questa parte. Lucrezia è il ruolo della maturità’- ha commentato al riguardo Carmela Remigio che la impersona sulla scena.



Artista in residenza del Festival Donizetti Opera il soprano ne evidenzia l’aspetto materno: ‘Tra le donne donizettiane è sicuramente la più graffiante’-ha commentato alla stampa. L’esecuzione è affidata alla bacchetta del M° Riccardo Frizza (Carla Delfrate è sul podio il 30 novembre) che dirige con la consueta bravura l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che - fondata da Riccardo Muti nel 2004- ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare, insieme ad una forte identità nazionale, la propria inclinazione ad una visione europea della musica e della cultura. Uno spettacolo inconsueto, a cui il pubblico a me vicino non era preparato ma di cui ha apprezzato la bravura dell’intero cast.

La quinta edizione del Festival Donizetti Opera (15 novembre-1°dicembre 2019), recentemente premiato a Berlino come ‘miglior festival’ agli ‘Oper! Awards’ (direzione artistica di Francesco Micheli, brillantissimo direttore del Macerata Opera Festival degli anni scorsi) ha presentato altre due opere: Pietro il Gande, kzar delle Russie’ (15 e 23 novembre e 1° dicembre) e L’ange de Nisida (16 e 21 novembre), svariati concerti sinfonici e cameristici, musica sacra per il ‘dies Natalis’ (29 novembre), operine per bambini delle elementari e medie (‘Pietro il Piccolo’ e ‘Gaetano, Gioppino e l’elisir d’amore’), incontri, attività collaterali, di divulgazione, approfondimento e condivisione, aspettando il 2020 quando anche il Teatro che del Musicista porta il nome tornerà ad affiancarsi al ‘Sociale’ per accogliere un numero sempre più alto di appassionati.


by Paola Cecchini

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