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La doppia ànima

Metà marchigiana, metà newyorkese, e cittadina del mondo, Silvia Tamburriello dal 2009 ha iniziato a passare la sua vita dall’un all’altro continente. Ed è iniziata lì la sua passione di raccontare l’un mondo all’altro, raccontare gli uni agli altri, mettendo al centro della sua comunicazione le comunità, le persone.


Stiamo parlando soprattutto delle comunità di Italiani all’estero, i marchigiani all’estero in particolare.


L’inizio


Ma andiamo all’inizio della “sua” storia di “marchigiana all’estero” come ancora si sente, sia in Italia che fuori. A Luglio 2009 inizia un progetto di vita familiare che la porta a New York, Manhattan, con l’intera famiglia. Ed è già questa una gran differenza della sua esperienza rispetto a quella di chi si trasferisce all’estero da solo, ad esempio per lavoro, mantenendo gli affetti e la famiglia in Italia.

Aveva passato anche questa di esperienza in precedenza, quando anni prima era la parte “a casa in Italia” della famiglia mentre il marito era a New York, e sa cosa significa avere sempre il calendario a metà, la famiglia a metà, i compleanni a metà, le settimane ed i mesi scanditi al ritmo dei viaggi aerei delle andate e dei ritorni, ragionare in doppi fusi orari. Ancora Internet era agli albori e le comunicazioni erano telefonate in piena notte “sottovoce che i bambini si svegliano”.

Nel 2009 invece “si parte”, tutti insieme, una scelta che moltiplica l’esperienza per tutti gli aspetti della vita della famiglia a 360 gradi. Affrontare e riorganizzare mentalmente ogni giorno per ogni singola cosa, vista e compresa da diverse età, di bambino, di teenager e di adulti, rende la famiglia americana in breve tempo.

La scuola americana, la scelta, la comprensione del metodo e delle potenzialità che essa offre – vivendola, e non dalle informazioni che di essa arrivano in Italia – è una tappa fondamentale della immersione nella vita reale, e nella cultura e società negli USA. O meglio di quella a New York, che degli USA è un particolare cosmo, diverso da tutto il resto della nazione.

L’immersione nella lingua inglese, nei primi mesi esercitata a quel livello scolastico che ahimè la scuola italiana ci insegna con tanta grammatica ma senza conversazione, è l’altro grande scoglio che fa la differenza, che permette quel giro di boa che fa la differenza tra il semplice essere e il vivere questa grande nazione e sentirla più tua, “pensare” nella nuova lingua e non più “tradurre”, comprendere le sfumature del pensiero e quindi l’animo di chi si ha davanti, potersi anche confidare con nuovi amici, che anche da paesi diversissimi dal proprio e dagli USA, sono accomunati dalla esperienza “abroad” e dalla famelica necessità del comprendere.





Una visione tridimensionale


Ecco, una caratteristica di chi vive all’estero, secondo Silvia, è questa continua ricerca di contatti, di conoscenza e di voler comprendere, imparare giorno dopo giorno qualcosa della società che diventa così sempre più la PROPRIA società. Ed anche il confrontarsi con essa, poichè da questo confronto si trae anche una maggiore conoscenza e una propria consapevolezza della società italiana. Spesso, partendo dalla sua amata matematica, paragona la differenza di sensibilità, di visibilità che la vita all’estero porta ad avere, alla differenza tra una visione bidimensionale ed una tridimensionale, prospettica. Perché chi un poco alla volta conosce e confronta due società, nei suoi particolari più fini come nei suoi tratti più essenziali e macroscopici, è come se pian piano si elevasse come su una collina, e da una diversa prospettiva le possa vedere e confrontare entrambe in ogni momento, ognuna nella rispettiva dinamicità.

La vita all’estero da un lato affascina e spinge a conoscere il paese che in cui si è accolti, e ben presto a crearsi una propria identità per riconoscersi come membro in quella società, ma al tempo stesso, ben presto, proprio la rinnovata conoscenza “per confronto” del proprio paese, la propria cultura e società di origine ne fa crescere la consapevolezza, in maniera molto chiara e forte.


Una consapevolezza che, senza offesa per nessuno, ci si rende conto che manca a chi è rimasto in Italia. E questo solo per il fatto che non può vedere la sua realtà “dall’esterno”, ma ne è immerso e non può avere quella visione prospettica sopracitata.

Per Silvia, da questa “consapevolezza italiana” ne è scaturito il suo felice ed inesauribile incontro con la comunità Italoamericana, che a New York ha generato una frenetica attività che ben coniugava la comunicazione non solo verbale e di incontri, ma anche scritta, filmata, intervistata e trasmessa. Nasceva così l’idillio tra il passato nella precedente attività italiana nella tecnologia e l’informatica e la nuova passione del raccontare e comunicare, e soprattutto far comunicare.



Il ritorno


Tornando in Italia Silvia ormai è cambiata, questa nuova consapevolezza, l’esperienza l’attività e le amicizie americane sono ormai una parte inscindibile di sé. Un caro amico a New York, napoletano di origine, con cui talvolta Silvia a New York filosofeggiava di questo “dualismo”, di cui quasi cercava una formula risolutiva, la risposta alla domanda “ma devo sentirmi più americana o italiana” gli rispose una volta con quella che ormai è la sua filosofia di vita “Silvia tu le tue radici te le devi trovare dentro” vale a dire che quando si è in pace con sè stessi e si hanno delle proprie intrinseche certezze, poi si può avere ovunque una propria identità ed essere cittadini del mondo.

Dopo un inevitabile periodo di silenzio e di riadattamento nella sua “nuova” Italia, bastano alcune e-mail, alcune telefonate per riprendere i contatti con gli amici della comunicazione di New York. Quelli che per Silvia sono gli amici di sempre, che un oceano non rende più distanti e che Silvia ama spesso ricordare.

Sono Josephine Maietta ed Anthony Pasquale.

La scintilla nasce da un evento musicale, un concerto di Ancona Beat, il 19 Novembre 2016, che coniuga due argomenti che da quella data cavalcheranno le trasmissioni nelle due radio.

Da una parte la musica Beat anni ’60, la musica italiana conosciuta nel mondo e che è nei ricordi e nel cuore di tanti italiani all’estero. Sarà da quel dì riproposta con esibizioni in diretta degli autentici gruppi musicali anconetani di allora, che ancora la ripropongono nei loro spettacoli nelle Marche.

Dall’altra lo scopo benefico dell’evento musicale, di sostegno alle comunità marchigiane colpite appena pochi giorni prima dal terremoto 2016, incontra il dovere morale che Silvia sente fin da subito di raccontare ai connazionali e corregionali all’estero la situazione e la portata della tragedia, e di dare voce e visibilità, se pur radiofonica, a coloro che in prima persona la stanno vivendo.


Raccontare le Marche in radio … ed oltre


Con Josephine Maietta ed Anthony Pasquale riprendono gli incontri, non più di persona agli eventi dei saloni newyorkesi ma in radio, rispettivamente nelle dirette su Radio Hofstra University al “Sabato Italiano” di Josephine Maietta e su Radio ICN nel “Ciao Tony Show” di Anthony Pasquale.

Il ritorno nelle sue Marche gliele fanno vedere con occhi nuovi, con quelli degli stranieri che, ha scoperto a New York, la amano ed apprezzano molto, questa gemma nascosta dell’Italia centrale che un intrinseco isolamento l’ha preservata e nascosta ai flussi turistici che altrove è molto più forte.

Le viene pertanto naturale e congeniale “raccontare” le Marche in appuntamenti radiofonici che difatti riscuotono sempre più attenzione ed affetto, da parte degli ascoltatori italiani all’estero e non, marchigiani e non, ma anche dei due presentatori che hanno così ritrovato la loro amica.

Ormai il ponte con New York e, tramite le web radio, con la comunità italiana nel mondo, è stato gettato. Dalle prime trasmissioni su Radio Hofstra, iniziate a fine 2016, e poi da ottobre 2017 in cui partono i Mercoledì su Radio ICN con le Marche in diretta, con interviste da vari angoli della regione con ospiti illustri, Silvia Tamburriello “porta le Marche a New York, e non solo…”

Quel “non solo” si riferisce a nuovi collegamenti nel frattempo coltivati con altri paesi con importanti comunità italiane, dal Belgio alla Francia, Argentina, Canada, e poi Messico, Brasile. E l’elenco si allunga ogni mese di più.

Quel “non solo” si riferisce alla sua creazione, qualche mese fa, di ACuME Associazione Culturale Marche Eventi, che riassume nel suo principio ispiratore quello di “promuovere i collegamenti tra le Marche e le comunità di marchigiani nel mondo, dare visibilità e valorizzare le ricchezze culturali, naturali ed economiche della regione, realizzare eventi e promuovere attività culturali per favorire l’interscambio fra la nostra regione e i marchigiani nel mondo.”


Quel “non solo” è testimoniato anche e proprio da questo articolo, con il quale Silvia esordisce su una testata giornalistica argentina, “VOCE”, e sulla quale avrà il piacere da ora in avanti di raccontare le eccellenze e le realtà delle Marche e dei marchigiani, in Italia come all’estero.

Besos,

Silvia.



Silvia Tamburriello

silvia@tamburriello.com

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