Cerca
  • VoceallaRadio

Giuseppe Ferraro Stylist & Fashion Designer- Milano

La moda è per me un magnifico universo tutto da raccontare. Dopo anni di lavoro come fashion designer per noti brand della moda, ho deciso che era tempo di insegnare e narrare i processi creativi che si celano dietro una fotografia o una collezione. La moda, oggi più che mai, rappresentazione e anticipazione di cambiamenti sociali e di mondi sub-culturali. Nei miei editoriali vi racconto la moda che verrà, gli spunti e le icone che la rendono riconoscibile.


Joe Ferraro è un grande esperto di moda ed è stato anche direttore generale di una grande accademia di moda. Allora, ci puoi raccontare com’è nata la tua passione per la moda e come si è sviluppato il tuo percorso professionale in questo settore così vitale in Italia?

La mia passione per la moda è nata praticamente insieme a me, nel senso che mia nonna era la responsabile della sartoria del Teatro Massimo di Palermo. Non so spiegarmelo, ma i pochi ricordi della mia infanzia mi riportano a quando me ne stavo beatamente assorto in contemplazione della sartoria di mia nonna. A lei bastava davvero poco, e per magia, abiti bellissimo prendevano forma sotto gli occhi di tutti. Mia nonna era una donna meravigliosa. Lei era anche premiere presso le sorelle Fontana.

Crescendo in una città come Palermo, l’impatto con l’arte è violento e irresistibile. Palermo è in assoluto la città d’arte che può vantare tutti gli stili architettonici e tutte le influenze culturali: dagli arabi ai normanni, dai bizantini. E poi c’è stato il barocco, il rococò e lo stile liberty. Ad un certo punto all’età di 18 anni, presi il diploma di disegnatore di moda e migrai al nord in cerca di fortuna. Devo essere non è stato facile, ma il bagaglio culturale mi ha sostenuto in ogni mio lavoro. Poi a un certo punto, verso i 25 anni, ho compreso che non era tanto la moda il mio centro di gravità, quanto la creatività. La moda, ovviamente, non è un’espressione della creatività.

È stato a questo punto che ho pensato che avrei dovuta insegnarla ai giovani. La creatività è alla base della moda, ma i processi creativi sono meccanismi mentali formidabili. È come avere le chiavi giuste per aprire tutte le porte. Ancor oggi le aziende cercano persone creative.

A 26 anni ho intrapreso la carriera universitaria, conseguendo una laurea magistrale in Scienze della formazione, e qualche anno dopo una seconda laurea in sociologia. A questo punto, formalmente, ero pronto per dirigere un’accademia.



Perché studiare sociologia? Qual è la connessione tra la sociologia e la moda?

La moda è un prodotto che deve essere venduto ma, per essere vendibile il prodotto stesso deve rispondere ai requisiti di un ben determinato target. Il ‘900, così anche gli anni che stiamo vivendo, sono stati la culla di subculture. Oggi la moda deve essere in grado di intercettare i cambiamenti sociali. I trend, le tendenze della moda, descrivono in massima parte i cambiamenti che avverranno e forniscono agli stilisti i suggerimenti utili per disegnare collezioni dotate di senso e con un alto tasso di vendibilità.


Sappiamo che da un anno, sei rientrato da Londra, dove insegnavi processi creativi all’università del Galles. Che differenza noti tra la moda italiana e quella inglese?

La moda inglese è essenzialmente un ragionamento creativo di superficie. Gli studenti inglesi studiano poco la cultura della moda e preferiscono, diciamo così, navigare a vista. Per certi versi il loro prodotto appare più fresco, ma molto debole. Ovviamente ci sono le eccezioni. Alexander Macqueen è stato una pietra miliare della moda contemporanea.

La moda italiana è un universo a parte. Il suo successo si deve alla convergenza di tanti fattori culturali e riserva, ad ogni stagione, sorprese pazzesche. I capi italiani, oltre ad essere capolavori di vestibilità, rispondono perfettamente ai desideri di una classe sociale alta che vuole innamorarsi di ciò che compra. La moda italiana ha un’anima inimitabile. Questo è il suo segreto. Gli stilisti che preferisco sono Armani, Gianfranco Ferré (per il quale ho lavorato all’inizio della mia carriera). Molto bravi Dolce & Gabbana e Antonio Marras.



Per Voce, hai curato la sezione moda con dei bellissimi editoriali sulle tendenze? Cosa ci riserva il prossimo inverno?

Non è facile da dire, ma credo che la moda ci metterà alla prova. L’esperienza Covid ci sta insegnando che nulla dura e che cambiare è obbligatorio. Senza cambiamento non si sopravvive. Nella moda maschile abbiamo già visto forti segnali di discontinuità. Abbiamo visto il guardaroba dell’uomo totalmente stravolto. Nonostante le forte critiche, credo sia importante rielaborare nuovi concetti. In momenti come questi bisogna dare segnali di vitalità. Rompere gli schemi funziona. La moda è viva, e il made in Italy più che mai!


Grazie, Joe Ferrado

©2019 by Santandrea Arte&Publicidad