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Giuseppe Bianchi, in viaggio tra le colline e le cantine delle Marche


“Il mio è un piacere. Sono stato educato in primis dalla famiglia che mi ha dato l'input di partenza, poi mi sono sempre di più specializzato nella ricerca, ho capito l'importanza dei produttori marchigiani e italiani, eccellenze che potevano diventare il prodotto di una distribuzione, un consiglio per tanti operatori del settore della ristorazione, dalle enoteche a tutta l’enogastronomia.”





Tutto nasce per la mia zona di origine, le mie radici, Cingoli un paese delle Marche attaccato a Staffolo e Cupramontana zone a Verdicchio di Jesi, e a Matelica zona di Verdicchio di Matelica. Dopo tante passeggiate in mezzo alle vigne di Verdicchio me ne sono appassionato. Mi son portata dietro questa passione e l'ho fatto diventare una professione.


Da giovanissimo ho fatto esperienze sulle enoteche, ho girato per cantine sia locali che italiane e da lì ho iniziato la mia carriera di agente di vini per tutta Italia, promuovendo tutti i prodotti marchigiani sia nel centro italiano in primis e poi al Nord e al Sud Italia. Sto provando anche all’estero, con buoni contatti in Germania, Olanda, Belgio, nella nostra Europa insomma.


Il mio è un piacere. Sono stato educato in primis dalla famiglia che mi ha dato l'input di partenza. poi mi sono sempre di più specializzato nella ricerca, ho capito l'importanza dei produttori marchigiani e italiani, eccellenze che potevano diventare il prodotto di una distribuzione, un consiglio per tanti operatori del settore della ristorazione, dalle enoteche a tutta l’enogastronomia.


La mia missione e passione è nella vendita del vino e nell’organizzazione delle risorse umane, che devono essere profondi conoscitori del vino, del prodotto che rappresentano ed appassionati delle aziende e della loro storia, la storia del lavoro dell’uomo che crea un prodotto così importante.


Con te potremmo raccontare la geografia delle Marche attraverso i suoi vini


Beh il Verdicchio (e non lo dico da marchigiano) è considerato uno dei bianchi più importanti, lo dicono le guide, lo dicono tutti i premi che raccolgono in giro. Ultimamente si sta lavorando molto bene anche sul Bianchello del Metauro, che alcuni piccoli produttori hanno valorizzato e fatto diventare un ottimo vino.

C’e’ il Sangiovese dei Colli Pesaresi, un rosso “facile”, non pesante, che io abbino anche a certi tipi di pesce, al brodetto col sugo, alle fritture.


Arriviamo nella provincia di Ancona, al Verdicchio dei Castelli di Jesi, del centro delle Marche, dove si produce questo bianco tra i più importanti con un'azienda che ha fatto veramente da nave scuola al Verdicchio. E’ la Fazi Battaglia, con la classica anfora che ha girato in tutto il mondo.


Passiamo poi nella zona a sud di Ancona e al Rosso Conero, 100% vitigno Montepulciano. I vitigni negli ultimi anni sono migliorati tantissimo, e così i piccoli e grandi produttori della zona.

Un'altra DOC importante è il “Lacrima di Morro d'Alba”, vino molto piacevole, con produttori con i quali ha ottenuto importanza sia in Italia che all'estero. La Lacrima di Morro d’Alba è un vino che a differenza di tanti altri rossi è molto beverino, molto intenso, di un colore bello intenso ma non aggressivo, per tutte le stagioni.


Il maceratese è fondamentale per il Verdicchio di Matelica, in zona di montagna e lo ritengo veramente un grandissimo vino, minerale, molto fresco che si può abbinare anche alla grande ristorazione, ai grandi piatti. Poi arriviamo al Piceno, che gode di un momento forte di immagine, sia per il Rosso Piceno Superiore che il Pecorino la Passerina e il Falerio, vini che si sono ritagliati una grossa fetta di mercato. Il Pecorino e la Passerina erano vini poco conosciuti fino a pochi anni fa ma di lunghissima tradizione del nostro territorio, che proprio la rinnovata passione per il vino ha fatto riscoprire e portare alla giusta ribalta.


Quali vini Marchigiani hanno vinto premi in rassegne internazionali, sono conosciuti ed hanno fatto conoscere così a professionalità in questo nostro settore?


In Italia già il Pelago ha avuto grandissimo successo, negli anni ’90 premiato da Wine Spectator come il miglior vino del mondo.

Altri vini marchigiani come il Balciana, un Verdicchio appassito con vendemmia tardiva è stato considerato miglior vino bianco del mondo 15 anni fa, quando ancora non era esplosa la ricerca, la lavorazione del Verdicchio in una formula appassita, quando l’appassimento e l’ammuffire le uve era una lavorazione che apparteneva i francesi. Non parliamo di un vino da pesce o da carne, ma un vino da formaggi. L’ho sperimentato tantissimo, si abbina molto bene con formaggi stagionati, su cui si abbinano spalmate sopra delle confetture, che richiama la appassibilità delle uve e richiama quindi frutta su frutta, una piacevolezza. E’ un vino da meditazione, da abbinare correttamente a queste produzioni.


Hai visto la promozione del vino in Italia ed all’estero. Come descriveresti in una manciata di parole la nostra produzione nazionale?

Ci sono paesi all’ estero con una particolare sensibilità al vino?


Le mie più belle esperienze le ho fatte dapprima nelle Marche che conosco da sempre ma anche fuori dalle Marche. E’ una importanza gustativa che rispecchia la tipicità.

Sono andato a New York ed ho visto una grande presenza di vini italiani, quando tutti dicevano che era sempre presente la Francia e devo dire che l'Italia è molto presente. A parte le Marche è fondamentale citare il Piemonte e la Toscana ma anche il Veneto di cui nomino su tutti l'amarone che un grandissimo vino, per arrivare al fortissimo centro sud. Abbiamo parlato delle Marche ma parlerei anche degli Abruzzi con il Montepulciano d'Abruzzo E naturalmente poi la Puglia, ed ovviamente la Sicilia. Vorrei nominare l’Aglianico del Vulture per quanto riguarda la Campania, la Sardegna con il Cannonau e Vermentino di Gallura. Sono tutte eccellenze importanti e molto quotate all’estero. Poi ci sono la fascia dei vini meno impegnativi ed aromatici. Qui la fa da padrone ancora l'Alto Adige con i famosi Traminer aromatici come anche il Muller Thurgau. Ma vorrei sottolineare in primis il Friuli, che a me ha colpito moltissimo, con la Ribolla Gialla e con la Malvasia dell'Istria e devo dire che il Friuli anche sui vini bianchi ci dà molta battaglia in competizione con le Marche.


Torniamo alla tua esperienza nella ristorazione e della enogastronomia guidata dai consigli con le storie di Giuseppe Bianchi


La mia grande soddisfazione è stata quella di realizzare un progetto della consumazione della enogastronomia, in città in pieno centro di Ancona, in un ambiente che era storicamente cantina, “Enopolis”, dove ho attrezzato una zona, un habitat cantina e dove i vini vengono conservati, una zona enoteca dove si può acquistare il vino ed anche degustare, ed un altro piano dove si fa ristorazione abbinata a questi vini.


A me piace chiamarla l’Università del Vino perché cerco di educare i giovani che vogliono conoscere sempre di più la cultura del vino e quello che c'è di buono da assaggiare. E questo perché spesso si trovano nelle discoteche, nei locali, magari dei vini di cui non si sa nulla. Venendo qui si incuriosiscono, in un posto dove professionalmente c'è un'anima che rappresenta quello che sta facendo e sa raccontare e spiegare quel vino, perché bere quel vino, la zona dove si produce e può invitarlo anche a conoscere di più andando a vedere e toccare con mano la realtà. I giovani ora sono molto molto attenti a queste cose. Devo dire che sono belle soddisfazioni che poi ti ripagano. Hanno capito l’importanza di una esperienza di un aperitivo cena, l'aperitivo abbinato a assaggi di qualità e non si banalizzano più con il vino a caso che gli viene proposto obbligatoriamente al bar. Ora va e chiede, perché si è informato, perché è andato a cantine aperte, perché è andato al Vinitaly, ha incontrato persone come me che ha spiegato le differenze di alcuni vini. Chiede e cerca vini che gli hanno consigliato e di cui sa la storia.

Anche le manifestazioni di “Cantine Aperte” hanno contribuito positivamente alla consapevolezza ai giovani ed ha migliorato molto la conoscenza del prodotto.


In questi anni sei stato spettatore dell’evoluzione nelle tecniche, nella produzione, e nel pubblico, in cosa lo riscontri?


il pubblico è diventato molto esigente ed anche i produttori sono cambiati. Soprattutto si sono specializzati nel lavorare il vino sin dall’inizio. Per fare un buon vino ci vuole un gran bel lavoro di vigna prima, quindi hanno capito ad esempio che bisogna far produrre poco la vite: pochi grappoli da portare a giusta maturazione per fare delle vendemmie anche scalate, raccogliendo i grappoli più maturi lasciando sulla pianta quelli meno maturi, per poi ritornare in vigna e raccogliere gli altri che sono già pronti. Ma la parte del leone l’evoluzione la fa nella spremitura e soprattutto nella conservazione del mosto a temperatura controllata, per la quale le cantine devono essere tutte attrezzate per il condizionamento, a livello di frigorifero e di freddo. In cantina non ci deve essere un’escursione dove si abbassa la temperatura, poiché questo influisce nella nel vino, che è un prodotto vivo e risente di tutte le situazioni. Si sono sviluppate scuole di enologia dove hanno formato enologi bravissimi, e ora non si fanno più gli errori di 30 anni fa.


Tutto questo lavoro è molto controllato, ed anche i piccoli produttori hanno capito che è fondamentale questo tipo di approccio. Per la conservazione certi bianchi vanno necessariamente sull'acciaio inox. Per mantenere un prodotto sempre con un colore chiaro è il recipiente perfetto che non riesce alterare il colore.

Sui rossi gioca ruolo fondamentale l’uso dei legni giusti, dei roveri o di determinate querce, per l’uso della barrique, che è cresciuta tantissimo ma che deve al tempo stesso essere moderato e controllato, per non rendere il vino legnoso ma aiutarlo alla sua giusta maturazione.


Tutto ciò ci incuriosisce e ci fa decisamente venire fame! Con la tua esperienza proponici una carrellata di abbinamenti, tra vini e piatti, per una passeggiata nelle tavole delle zone delle Marche


Possiamo intanto individuare vini da pesce e vini da carne. Partiamo dai vini da pesce, abbinabili ad aperitivi, i Verdicchi non invecchiati, insieme ad un Bianchello del Metauro, un Pecorino, una Passerina, che vedo bene sia sugli antipasti di pesce, su insalate di mare che sui primi piatti. Parlando delle Marche non possiamo tralasciare gli spaghetti con i “moscioli” e qui vedo bene il classicissimo Verdicchio dei castelli di Jesi. Per uno stoccafisso, altro piatto di pesce rappresentativo della nostra cucina, possiamo non rimanere sui bianchi ma azzardare un rosso, una Lacrima di Morro d'Alba o un Rosso Conero. Questi vini, se non particolarmente invecchiati, gli possono essere perfettamente abbinati, così come con gli arrosti. Per una frittura di pesce vedrei benissimo anche tutti i rosati, avendo nelle nostre zone alcuni produttori che fanno degli ottimi rosati, sia nel Piceno che nell’Anconetano, come il Còmaros di Garofoli, o un vino leggero come il Sangiovese dei colli Pesaresi.


Sulle carni il Rosso Piceno va benissimo sui nostri arrosti, sul coniglio, sul pollame, così come alcuni Rossi Conero, i più affinati, più invecchiati. Quest’ultimo è un vino che va bene su ogni tipo di carne. Su una carne più robusta, una bistecca di Marchigiana vedrei molto bene un bel Rosso Conero di serra, con almeno 5 anni di invecchiamento.


Arriviamo agli abbinamenti di fine pasto, e la Vernaccia di Serrapetrona va sempre fortissimo, una sorta di spumante, il classico frizzante che ora è anche in versione ferma, per i dolci natalizi come per un ciambellone. Ma parlerei di un altro prodotto di nicchia per i dolci, che è il vino di visciola. La Visciola è un vino liquoroso, che ha una tradizione contadina, un insieme di vino e ciliegie, messe a macerare insieme, prodotto dalle sole persone che ne sanno il segreto. Dalla perfetta armonia di vino, ciliegie selvatiche ed il giusto tempo si produce questo vino liquoroso, molto cremoso, che si abbinano con i dolci, crostate, torroni, panettoni ma anche con il cioccolato.



Silvia Tamburriello

silvia@tamburriello.com





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