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Firenze nei secoli: la vendita anti-contagio del vino attraverso le “buchette”



La Toscana è da secoli terra di vini, e possiamo parlare addirittura di millenni se facciamo un salto fino agli Etruschi. Ma non esageriamo, limitiamoci, per la storia che sto per raccontare, a partire dal Rinascimento e dalla figura del Granduca Cosimo I de’ Medici.

E’ a lui che possiamo far risalire la fortuna delle “buchette” che molte famiglie nobili fiorentine possedevano nelle facciate dei loro palazzi di città per vendere il vino. Cosimo I, al potere dal 1539, pensò di regolamentare il commercio in modo favorevole a queste famiglie, togliendo l’obbligo di pagare la tassa che era prevista quando si trasportava il vino in città. Per venderlo venivano utilizzati questi particolari “finestrini”, che ebbero così tanto successo da continuare ad esistere per ben 4 secoli, diffondendosi dapprima nella sola città di Firenze, poi anche in altre località della Toscana.


Come funzionava la vendita? Chi voleva rifornirsi di buon vino bussava alla porticina di legno della buchetta preferita, il vinaio-servitore che stava all’interno del palazzo apriva, prendeva il fiasco vuoto che l’acquirente aveva portato con sé, lo riempiva del vino scelto e lo restituiva, pieno, in cambio del pagamento dovuto. E lo sportello si chiudeva di nuovo. Un modo geniale per far avvicinare il popolo ai palazzi, senza aprire i portoni e senza contatti diretti!


Quando nel 1630 scoppiò la peste a Firenze, come ci racconta lo storico Francesco Rondinelli nella sua “relazione del contagio” scritta nel 1634, le buchette del vino si rivelarono una risorsa molto utile ed efficace di rapporto “anticontagio” tra venditore e acquirente, proprio per la loro capacità di garantire quello che oggi chiamiamo il distanziamento sociale. E’ stata la vice-presidente della nostra Associazione, la storica dell’arte Diletta Corsini, a fare questa interessante scoperta. Nella relazione del Rondinelli troviamo la descrizione delle modalità di acquisto del vino attraverso il finestrino. Si poteva procedere in due modi: o il cliente acquistava il vino già infiascato, o procedeva a riempire il proprio fiasco attraverso un tubo metallico alimentato da una botte posta all'interno. E per evitare il contagio, i venditori ricevevano il pagamento non direttamente con le mani ma su una paletta metallica e li mettevano subito nell'aceto per disinfettarli.



Ma veniamo ai nostri giorni, perché nei mesi scorsi, durante il lockdown per la pandemia del Covid-19, a Firenze la storia si è in qualche modo ripetuta. La gelateria Vivoli per prima ha avuto l’idea di riaprire la bellissima buchetta del vino che si trova tra le due vetrine in via dell’Isola delle Stinche, offrendo ai passanti la possibilità di ricevere un gelato, un caffè, una bibita, qualcosa da mangiare, in un modo sicuro e senza contatti. E’ stato subito un successo, i fiorentini si sono sentiti trasportati indietro nel tempo e i giornali locali hanno subito ripreso la notizia. Uno storico ristorante, l’Osteria delle Brache, ha seguito l’esempio servendo attraverso la buchetta ottimi cocktail e aperitivi, e il bistrò Babae ha riproposto la possibilità, già sperimentata nell’estate dello scorso anno, di ricevere calici di vino secondo l’antica modalità. Più recentemente anche il ristorante Latini, che di buchette ne ha addirittura due, offre bicchieri di vino come aperitivo ai clienti prima che entrino a sedersi ai tavoli.



In questo modo le buchette del vino sono diventate oggetto di una popolarità improvvisa: in tutto il mondo è scoppiato un grande interesse per questa originale modalità di vendita anti-contagio e l’Associazione, che ho fondato nel 2015 insieme a Diletta Corsini e all’appassionata amica americana Mary Forrest, è stata sommersa da richieste di articoli, interviste, immagini. Una bella soddisfazione, perché la nostra mission è proprio quella di trovare e studiare le buchette ancora esistenti, di farle conoscere ai fiorentini e agli stranieri che visitano e amano Firenze, in modo da tenere viva la loro memoria e preservarle, evitando che siano danneggiate o distrutte. In 5 anni abbiamo creato una lista di circa 180 soggetti a Firenze, più altri 100 nel resto della Toscana, tutte simili nelle dimensioni e nella forma ad arco dell’apertura, ma tutte diverse nella cornice. Nelle nostre pagine su Facebook e Instagram raccontiamo le scoperte e le curiosità che ogni giorno incontriamo, e sul nostro sito www.buchettedelvino.org pubblichiamo articoli, approfondimenti, immagini, documenti, ovunque con un aumento vertiginoso, in questi ultimi mesi, di visite da tutto il mondo.

Ringrazio Javier per avermi dato l’opportunità di scrivere questo articolo per il pubblico di persone che in Argentina lo seguono nel tener vivo il rapporto con l’Italia e le sue particolarità, tra le quali anche questa delle buchette del vino, così particolare e tipicamente toscana.


Matteo Faglia

Presidente Associazione Buchette del Vino - Firenze

https://www.facebook.com/buchettedelvino/

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