Cerca
  • VoceallaRadio

Evviva la con-fusione, la fisica quantistica e il risveglio di coscienza



Eh sì, non ci sono dubbi, l’articolo di oggi porterà scompiglio nei benpensanti, ma io a questo ci sono abituato. Insomma, gli schemi - ad ogni livello, lo giuro – mi procurano l’orticaria. E coloro che li sostengono mi fanno un po’ sorridere. Sociologicamente, lo so, gli schemi aiutano categorizzare meglio i concetti, ma ci sono tempi e momenti in cui è utili scardinarli in favore di nuove visioni.

E dunque di cosa parliamo oggi? Oggi parliamo di moda! Sì, proprio di moda: un concetto per certi versi decisamente vuoto poiché oggi non coincide con nulla di preciso. Bisogna ammetterlo, e sarebbe sufficiente dare un’occhiata alle sfilate per rendersene conto, ogni anno si assiste a spettacoli mirabolanti – i fashion show – in cui acuti o impavidi personaggi, al secolo stilisti, si dilettano a darci prova della loro competenza creativa. E per grandi linee ci riescono, e questo non tanto per le bizzarre forge con cui travestono i/le modelli/e accuratamente scelti per sfilare, quanto per aver studiato e interpretato correttamente i trend sociologici che vengono abilmente forniti da società specializzate, con almeno due anni di anticipo.

Ecco, quest’anno, le sorprese sono fuoriuscite - come mazzi di variopinti fiori di carta dal cappello del prestigiatore - dalle passerelle maschili. Chi segue la moda sa benissimo che l’ultimo ventennio è stato interessato – e lo è tutt’ora – da un fenomeno denominato “Ecclettismo degli stili”, ovvero la compresenza nel mercato di tutto e il contrario di tutto. Le palette di colori contemplano sempre qualche strano colore che nessuno indosserà, salvo poi ripiegare sulle solite, rassicuranti, tinte di sempre. Insomma, un conto sono le sfilate, altro è il contenuto di collezione che troverete in boutique.

Quest’anno, nelle collezioni maschili invernali hanno preso vita i tipici stereotipi maschili: uomini bellocci dall’impeccabile look sartoriale, oppure qualche magro fuscello di muscoli, preso in prestito dalla stanza delle scope, coperto da improbabili outfit asimmetrici neanche buoni per un film in costume medievale. Ma quest’anno abbiamo avuto, come dire, un’aggiunta: la presenza di personaggi perfettamente maschili (insomma, si vedeva il pomo d’Adamo) in abiti femminili, e precisamente in tailleur, con tanto di calze a rete e tacchi a spillo.



Da tanto tempo, a livello delle nuove subculture (Emo, Androgyny, etc.) ci siamo abituati a migrazioni concettuali dal maschile al femminile e viceversa. Il trend, relativo a queste subculture, è sempre stato rappresentato da esseri umani caratterizzati da una non-appartenenza a nessuno dei generi (no-gender fashion), per cui le collezioni risultano talmente neutre da poter essere indossate indistintamente da uomini e donne (maschio e femmina) nelle infinite sfumature interpretative che stanno in mezzo ai due poli opposti.

La domanda che ci si pone, guardando le foto di copertina di questo articolo, è la seguente: cosa rappresentano questi uomini in tenuta smaccatamente femminile? Cosa stanno cercando di dirci gli stilisti e gli esperti di tendenze? Quali cambiamenti voglio introdurci?

Ecco, è proprio di questo che vorrei parlarvi.

Cominciamo, dunque, a rimuovere dall’analisi le cose più improbabili. Come prima cosa, gli stilisti non sono stati colpiti dal Covid o da nessun’altra malattia che li ha resi temporaneamente incapaci di intendere e di volere. Molti degli increduli spettatori/lettori e i non-addetti ai lavori avranno anche pensato a qualche strana droga somministrata a loro insaputa. No, non si tratta di questo, e nemmeno di un’improbabile ondata gay che ha colpito il genere maschile proiettandolo verso grottesche rappresentazioni del Sé. No, siamo ancora molto lontani. Credo che, a parte sporadiche carnevalate per gli estremisti del look a tutti i costi, persone vestite così non ne vedremo in giro per un bel po’. Vorrei quindi rassicurare le fidanzatine e le mogli che non dovranno lottare con i loro compagni per decidere chi indosserà lo spacco più vertiginoso e il tacco 12 per il compleanno della nonna o per la comunione del nipotino. No, ancora no. Siamo ancora molto lontani.

E, quindi, iniziamo ad avvicinarci al vero significato di quello che qualcuno sta cercando di comunicarci con tanta insistenza. Immaginiamo per un momento – vi prego di provarci almeno per qualche minuto – che qualcosa stia realmente cambiando nella nostra vita. Immaginiamo che concetti molto arditi – perché pochi si prendono la cura di conoscere e capire – abbiano iniziato a serpeggiare nelle menti delle persone.

Se ve loro ricordate, negli anni ’70, la nascita della New Age aveva totalmente stravolto la nostra percezione della vita e dell’esperienza personale sul Pianeta Terra. Questo poco c’entra con la mia ipotesi, ma mi occorreva un esempio tangibile per dimostrarvi quanto concetti ritenuti astratti in un certo tempo abbiamo realmente modificato il significato del nostro vivere.

In realtà i nuovi concetti relativi a queste sfilate hanno a che fare con la nuova visione dell’Universo, come dimensione “non-locale” e tutti i traguardi della fisica quantistica. Impossibile? No, lasciatemi spiegare.



Ok, immagiamo per un momento che la coscienza collettiva abbia iniziato a mirare in alto, al fine di comprendere se stessa e il senso del suo esistere. E dunque, seguendo le nuove tesi scientifiche della fisica quantistica, proviamo ad eliminare gli obsoleti concetti di spazio e tempo. Ora, a cosa può condurci questa scelta?

Come prima cosa, questa nuova visione può portarci direttamente alla revisione del concetto di dualità. Il nostro universo, fino a ieri, si presentava come dominato da contrapposizioni duali, tra cui: ieri e oggi, bene e male, alto e basso, bello e brutto, vero e falso, bianco e nero, maschio e femmina, destra e sinistra, e via discorrendo. Queste categorie concettuali - non ne siamo consci ma lo saremo presto - hanno definito la nostra storia, il nostro credere, la morale e le qualità delle nostre scelte. Tutto era ed appariva molto chiaro, facile da categorizzare.

Improvvisamente, la scienza progredisce e alla coscienza collettiva tocca adeguarsi. Secondo questo approccio, se spazio e tempo non esistono la realtà non è altro che una nostra proiezione. Tutto, là fuori, ha semplicemente la forma che noi desideriamo. Le cose esistono solo in funzione della nostra volontà di crearle e di rappresentarle. Oggi non ha più senso categorizzare le cose secondo il modello duale: oggi, tutto è fuso in una dimensione unica, dove tutto si fonde in piena libertà e sotto la nostra piena volontà. Senza pregiudizi e leggi morali.

La conseguenza di questo nuovo modo di pensare le cose apre il mondo delle possibilità. Ed ecco, allora, che anche le cose più improbabili possono prendere vita e sovvertire le regole sociali e di gusto che hanno dominato nel passato.

Quello a cui visivamente si assiste è dunque un naturale processo di “confusione”, o meglio di con-fusione: un processo di unificazione, in cui le dimensioni duali si fondono in una cosa sola… come le due facce della stessa moneta. Sotto questa luce - con molto impegno e apertura mentale - costituiscono una prima sperimentazione di mescolamento delle carte nel gioco duale tra maschile e femminile.

Scommetto un sorriso che, adesso, le immagini proposte sembreranno meno impossibili e certamente più attuali e predittive.



Giuseppe Ferraro

Stylist & Fashion Designer – Milano. Italia.

La moda è per me un magnifico universo tutto da raccontare. Dopo anni di lavoro come fashion designer per noti brand della moda, ho deciso che era tempo di insegnare e narrare i processi creativi che si celano dietro una fotografia o una collezione. La moda, oggi più che mai, rappresentazione e anticipazione di cambiamenti sociali e di mondi sub-culturali. Nei miei editoriali vi racconto la moda che verrà, gli spunti e le icone che la rendono riconoscibile.

©2019 by Santandrea Arte&Publicidad