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Daniele Coppo con Noi, con Voce

"...attori e atleti sono molto simili credo anche per la capacità di sognare e reinventarsi ogni giorno".


Innanzitutto, ringrazio la vostra radio-rivista web per lo spazio che mi avete voluto dedicare; Ho sempre stimato il popolo argentino, in quanto generalmente siete molto sportivi e solari.

Sono nato nel 1982, anno in cui l’Italia vinse i mondiali di calcio; sport molto seguito sia in Italia che in Argentina; ironia della sorte, nel mio percorso da attore, per alcuni spot pubblicitari di brand noti, mi sono spesso trovato a dover entrare nei panni del calciatore, nonostante non ho mai giocato molto a calcio. Tirare in porta, parare o palleggiare devono sembrare credibili. Questo rende bene l’idea di quanto complesso diventi il gioco della recitazione quando oltre all’azione si inseriscono stati d’animo battute, mimica facciale ecc…

Ma facciamo un salto indietro nel tempo; a scuola facevo teatro, ma all’età di 13 anni smisi in quanto praticavo anche agonismo in mountain bike. In questo sport imparai diversi valori: cos’era la fatica, sudarsi il risultato o comunque cercare di portare a termine in modo positivo le sfide intraprese, capire che cosa fosse lo spirito di squadra, cercare sempre di migliorarsi senza abbattersi se i risultati non arrivavano. In Italia sport minori e mondo cinematografico-teatrale hanno una grossa pecca in comune…sono mondi in cui i budget sono bassi, per cui la passione deve primeggiare sul denaro; lato sicuramente positivo. Per questo motivo i team in cui correvo cercavano di finanziare la stagione agonistica facendo shooting. Molti attori arrivano da sport agonistici, in quanto l’immagine vuole la sua parte. Poi entrano in gioco delle strane percezioni. Subentra la fotogenia e la videogenia in pratica se si rende in camera la scena funziona, viceversa no. Molti modelli pur essendo fotogenici non dicono assolutamente nulla a video. L’espressività, la mimica facciale, a volte, si scoprono per puro caso, come è accaduto a me. Questa è la regola base per lavorare nel mondo cinematografico e degli spot pubblicitari. Piu’ amplificata in campo teatrale portata quasi all’esasperazione per far emozionare lo spettatore, semplificata all’osso per le parti cinematografiche in quanto la camera ingigantisce.

Dopo alcuni spot pubblicitari per brand noti questo lavoro inizio a appassionarmi e cosi’ feci dei corsi di recitazione e dei master class . Come in quasi tutti i campi, in questo non si finisce mai di studiare e apprendere cose sempre nuove. Bisogna usare molto la memoria, entrare in vite e mondi che non ci saremmo mai sognati. Spesso sembra di ritornare bambini anzi si deve ritornare a cercare l’emozioni che avevamo da bimbo.

Oggi nel cinema, rispetto alla pellicola, col sistema digitale il ciak viene battuto molte volte. In questo modo si colgono molte sfumature e si abbattono i costi. In “Febre da gioco ”- regia Patrice Makabu, cortometraggio contro la ludopatia, dove interpretavo un marito benestante. La scena fu rifatta molte volte; avevo delle battute e una scena in cui mi baciavo con una ragazza. Non è stato semplice, in quanto, in queste scene c’e’ bisogno, anche solo per un bacio, di complicità tra i due personaggi come nella vita reale di tutti i giorni.


Spesso, mi è capitato di dover interpretare personaggi con scene d’azione, come è accaduto nel 2018, quando mi calai da una parete di una cava di marmo alta piu’ di 15 m. Ero un design e lungo il suo percorso doveva trovare la soluzione vincente. Spot Florim -Regia G Bolondi.



In un film, mi è capitato di interpretare il personaggio sparando con fucili caricati a salve; come in “Una questione privata ”- regia Taviani nei panni del tenente fascista, film uscito nelle sale nel 2016. Devo dire che coordinare azioni, battute con più personaggi è divertente ma una sfida ogni volta avvincente. A volte, nonostante ci siano alle spalle sempre dei bravi coach, copiloti, controfigure e maestri d’arme a seconda della difficoltà della scena, ci si deve far guidare dal proprio istinto e riflessi sempre pronti. Bisogna capire la scena molto rapidamente. In questo gli attori americani sono molto più addestrati rispetto agli attori italiani più improntati sulle commedie che sui film d’azione.

Dalla mia ho la fortuna di sapermela cavare in molti sport e questo mi permette di riuscire a girare azioni in esterna particolari. A volte ti viene richiesto di saper cavalcare, arrampicare, nuotare, tuffarsi ecc.. Questa è solo la parte piu’ divertente di questo mestiere poi dietro ci sono anche ore e ore di studio sulla parte recitativa, dizione più o meno pulita, dialetti, saper entrare nel personaggio cercando di suscitare allo spettatore le emozioni descritte dallo sceneggiatore nel copione. A volte, poi per varie ragioni, la parte in cui si lavora viene tagliata. All’inizio ti senti un po’ preso in giro ma poi capisci che fa parte del gioco; cosi’ come finito un provino bisogna subito pensare a quello successivo. A volte capita di essere ripescati e metterci un attimo a ricordarsi il provino quel casting in cui avevi ottenuto la parte. Come ho detto all’inizio attori e atleti sono molto simili credo anche per la capacità di sognare e reinventarsi ogni giorno. Ringrazio tutti voi per l’attenzione e la vostra disponibilità.


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