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Calcio femminile in Italia. Finalmente.

Con i Mondiali 2019 l'Italia ha scoperto che il suo sport nazionale è attivo anche in campo femminile. Il percorso del calcio femminile nel mondo ed in Italia.



In molti ambiti si dice spesso, in modo ironico e con una punta di amarezza, che tutte le novità arrivano in Italia con dieci, venti, anni di ritardo. Il discorso ben si riferisce anche alla crescita del movimento calcistico femminile italiano.

Solo a partire dagli ultimi anni sono avvenuti importanti cambiamenti: squadre professionistiche come Roma, Juve e Inter stanno investendo molto, si iniziano finalmente a vedere le partite della Serie A femminile in televisione ma l’evento di punta è stato il Mondiale di Francia 2019, al quale l’Italia si è qualificata con un percorso netto, mostrandosi una squadra appassionata e competitiva che tutto il paese ha seguito e acclamato nella bellissima galoppata fino ai quarti di finale.

Insomma, per il movimento italiano, che ha tanto da recuperare rispetto a quello europeo, sembra finalmente essere stata imboccata la strada giusta.

Una strada che il calcio femminile nel mondo ed in Italia percorre da parecchio tempo.


Nel Mondo

1895: Le prime partite di calcio femminile si svolgono a North London nel 1895. Inizialmente, in particolare nel Regno Unito, sono associate a partite di beneficenza e all'esercizio fisico. Questa percezione cambierà solo negli anni Settanta, quando il calcio femminile è ufficialmente riconosciuto come sport alla pari di quello maschile.

1920: Il periodo d'oro del calcio femminile inizia degli anni Venti del XX secolo, quando il numero di spettatori in alcune partite raggiunge le 50 000 unità.

1921 A fine anno la Federazione calcistica dell'Inghilterra bandisce il gioco del calcio femminile dai campi utilizzati dai propri club. Il bando viene rimosso nel dicembre del 1969 e la UEFA vota per il riconoscimento ufficiale del calcio femminile nel 1971.

1991: Viene inaugurata la FIFA Women's World Cup (il campionato mondiale di calcio femminile) e da allora viene tenuto ogni quattro anni. Il primo mondiale di calcio femminile si gioca in Giappone dove vincono gli Stati Uniti.

1999 gli Stati Uniti ospitano la terza edizione della FIFA Women World’s Cup. È qui che, se non tutto, molto cambia nel mondo in quanto a percezione e seguito per il calcio femminile. Circa 700 mila persone seguiranno il corso dell’evento, la finale tra Stati Uniti (nuovamente vittoriosi) e Germania vide allo stadio un pubblico di circa 90mila spettatori, record ancora imbattuto per un evento sportivo femminile.

Grazie anche all’incomparabile macchina mediatica degli USA significa una grande crescita per il movimento calcistico femminile mondiale. Negli Stati Uniti la nazionale femminile è tutt’oggi seguita dal doppio delle persone rispetto a quella maschile e il soccer è lo sport più praticato dalle bambine a livello giovanile.

Nel maggio del 2000 il Comitato Esecutivo Uefa approva la proposta d’istituire una competizione europea per squadre di club femminili: nasce la UEFA Women’s Cup.


In Italia

1933: A Milano prende vita il Gruppo Femminile Calcistico, primo club di calcio femminile organizzato.

1946: Nascono a Trieste due squadre: la Triestina e il San Giusto.

1950: A Napoli diverse società del panorama calcistico nazionale danno vita all'Associazione Italiana Calcio Femminile. Si va avanti fino al 1959, quando viene sciolta l'A.I.C.F., ma nonostante ciò si continua a giocare senza un campionato ufficiale.

1968: nasce la Federazione Italiana Calcio Femminile

1983: la FIGC Femminile viene riconosciuta come aderente al Coni e si cominciano ad organizzare le strutture regionali e provinciali ai quali viene affidata l'attività promozionale.

1986: l'attività femminile viene inquadrata nella LND con la costituzione del Comitato Calcio Femminile.

1999: Nel contesto di un crescente interesse, con un costante incremento di tesserate e società, la Nazionale femminile partecipa anche al Mondiale in USA.

2000: Nei settori giovanili, solo nel 2000 le squadre partecipanti alla massima serie cominciano a disporre di una squadra under 20, ma devono passare ancora diversi anni perché le cose cambino ulteriormente.

2013: Con la costituzione della Commissione per la promozione e lo sviluppo del calcio femminile (10 gennaio 2013), la FIGC avvia una serie di attività e iniziative per il rilancio del calcio femminile in Italia.

2014: Nella Hall of Fame del Calcio italiano, il premio riservato alle leggende del nostro calcio, viene istituita la categoria ‘Calciatrice italiana’: ne sono entrate a far parte Carolina Morace, Patrizia Panico, Melania Gabbiadini e Elisabetta Vignotto.

2015: il Consiglio Federale approva le Linee programmatiche con lo scopo di avviare un programma di rilancio del movimento calcistico femminile in Italia, finalizzato a produrre un miglioramento degli standard in termini quantitativi e qualitativi. Un programma che riforma la governance, la dimensione sportiva, il sistema licenze, le Squadre Nazionali, le attività di comunicazione e marketing, nonché l’attività giovanile e di formazione, il tutto creando sinergie tra Calcio a 5 e Calcio a 11. Viene aumentato il numero di Squadre Nazionali, completando gli staff con figure professionali e specializzate al fine di garantire una maggiore qualità a livello tecnico; vengono implementate le attività sul fronte giovanile e nelle scuole. Viene avviato il progetto dei Centri Federali Territoriali che si rivolge anche alle giovani calciatrici e che fino al 2020 permetterà il monitoraggio di 3500 ragazze, puntando in 10 anni ad inserire nel programma formativo più di 5000 calciatrici. La “Danone Nations Cup” istituita dal 2015/2016: disputata su base annuale, rappresenta il campionato più grande al mondo di calcio giovanile Under 12 e in Italia si disputa completamente a livello femminile con la partecipazione di tutti i club di Serie A e Serie B, e la partecipazione alla Fase Finale Mondiale.

2016: con la stagione 2016/17 arriva finalmente una svolta fondamentali: i club professionistici fanno il loro ingresso nel mondo del calcio femminile. Questo passaggio è fondamentale per dare più credibilità ad un movimento regolato da leggi che nel definire il professionismo parlano solo al maschile, ed in cui di conseguenza tutte le atlete, anche quelle che hanno dedicato la loro vita al giuoco del calcio e lo praticano come unica professione, non possono essere registrate come atlete professioniste.

L’ingresso in campo dei club più importanti della nostra penisola può giocare un ruolo importante in questo processo, oltre che a portare con sé una fetta di pubblico prettamente maschile.

Nelle ultime due stagioni sportive, grazie al percorso di riforme avviate dalla FIGC, numerosi club professionisti entrano nel calcio femminile con una propria squadra, dando un ulteriore impulso di crescita al settore. La Fiorentina nel 2016/17 vince Scudetto e Coppa Italia, l’anno seguente è la volta della Juventus laurearsi, alla sua prima esperienza in Serie A, Campione d’Italia dopo lo spareggio con il Brescia, mentre è ancora la Fiorentina ad imporsi in Coppa. Nel 2016, inoltre, l’Italia ospita la Finale della UEFA Champions League: quella maschile a Milano e quella femminile a Reggio Emilia, altro grande evento internazionale che la FIGC sfrutta sul fronte della promozione dell’attività. A coronamento di questo percorso, l’8 giugno 2018 arriva anche la qualificazione della Nazionale Femminile alla Coppa del Mondo FIFA 2019 in Francia, 20 anni dopo l’ultima esperienza delle Azzurre in un Mondiale.

Un risultato questo che conferma l’ottimo lavoro svolto a livello giovanile dalle Nazionali Femminili, qualificate entrambe alla Fase Finale dell’Europeo di categoria nella stagione 2017/18.



Adesso

In Italia si vive il calcio ogni giorno con un’intensità con pochi paragoni nel resto del mondo, eppure per qualche motivo quello femminile non è mai entrato veramente nei nostri cuori. Verrebbe da chiedersi quanto ciò sia dovuto a un fattore 'visivo', dal momento che è sicuramente un’esperienza diversa - non migliore o peggiore, semplicemente diversa - assistere a un match femminile, quanto sia legato all’aura di dilettantismo di cui è ammantato, come già detto per colpa in primis di leggi obsolete e dell’inadeguatezza delle istituzioni; quanto, invece, a un sessismo di base insito nella nostra società.

Un ruolo fondamentale in questo processo di cambiamento lo svolgono sicuramente tutti gli amanti del football, in particolare gli appassionati di sesso maschile. Bisogna provare a cambiare la narrazione e l’immagine piena di luoghi comuni e falsi miti che si è creato nel bel paese intorno al calcio femminile, per far sì che anche le stesse donne siano più invogliate, più sicure, che non percepiscano la scelta di praticare il calcio come qualcosa di coraggioso, da outsider contro tutto e tutti.

Per ora possiamo stare sicuri che ci sia un fermento e un’attenzione senza precedenti in materia e possiamo solo sperare che finalmente anche le ragazze possano avere l’attenzione che meritano, viste le eccellenze e gli sforzi compiuti da molti dei protagonisti storici e dai nuovi attori che sembrano poter apportare quel qualcosa che manca per portare il calcio femminile italiano al livello delle maggiori nazioni europee e mondiali.



by Silvia Tamburriello.

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