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Ancona mia – poesia in vernacolo di un innamorato.



Da 24 secoli guardi el mare e sei sempre più bella con quel colle a strapiombo e la tua Cittadella. Sei stata greca, romana, papalina, francese, t’ha voluto tutti, pure la marina inglese. Una repubblica marinara, un libero comune, un porto franco, tutto questo sei stata senza mai riuscì a tenè banco. Traià t’ha dato un porto che ancora sfoggi con orgoglio, ste robe è difficile da dì solo ‘nten foglio. A l’ombra del Domo s’è visti eroi de mille e una battaglia, ognuno diverso per la bandiera e il colore della maglia. Stamura e Da Chio per resiste a Venezia e al Barbarossa, mai hai chinato la testa e sempre hai tenuto la bandiera rossa. T’hanno tirato le madonne, le bombe e l’piombo fuso, ma n’el sapevane che con noi c’era Ceriago che li guardava a brutto muso. Po’ è arrivati gl’austriaci, i tedeschi e le bombe degli alleati, che come i saraceni ha lasciato danni e palazzi malandati. I Polacchi è entrati e c’hanne liberato dall’invasione e non sarà mai abbastanza i grazie per tutta sta passione. Terremoti, frane e alluvioni… t’ha messo in ginocchio, ma te Ancona mia sei sempre rinata… nonostante tutto sto pastrocchio. Rinasci più bella de prima e continui a guardà el mare, che per do millenni e mezza t’ha dato sempre da mangiare e una ricchezza da onorare. Quel mare che accarezza il Passetto la mattina coi riflessi d’argento e bacia il porto la sera coi lapilli rossi in un inarrestabile fermento. Quel mare che te apre le porte verso l’Oriente, e te rende comunque la perla più lucente d’Occidente. Ancona mia per altri 24 secoli sarai sempre la più bella, e torneremo a guardare el mare insieme, dal Domo, e fino a Cittadella.



Michele Monti

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